Arte e immagine

LA TECNICA DEL GRAFFIATO E LA MALATTIA

La nostra intenzione non è quella di emulare le tecniche utilizzate nei laboratori fotografici dai professionisti del settore che con specifici programmi hanno creato immagini perfette all'interno di una rinnovata concezione dell'arte.  E neppure vogliamo imitare i grandi maestri del colore nell'ottenere una luminosità intensa e profonda, servendoci di quell'abilità unica dei grandi artisti attraverso pennellate inimitabili. Pensiamo a Caravaggio che ha fatto delle ombre e degli sfondi scuri quasi la prerogativa della sua stessa pittura, atta a consentire alla tela un dirompente e prepotente rimbalzo di tutta la luce possibile.
La nostra tecnica, battezzata con il nome “graffiato”, partendo da un numero sorprendente di pixel, ricavati da una qualsiasi immagine fotografica preesistente, si interpone tra policromatiche sfumature, in una ricerca del colore e della forma, graffiando, scorticando gli stessi pixel da cui, a mano a mano, si ricavano altrettante forme, colori e soprattutto metamorfosi.

Metamorfosi che devono diventare radicali nella fase conclusiva, perché neppure un solo pixel deve riportarci o richiamare l'immagine fotografica di partenza.

Ma l’utilizzo di questa tecnica in realtà va oltre la stessa ricerca, cioè oltre il concetto estetico della rappresentazione del bello. Perché il raggiungimento di ogni immagine nuova non è un punto d'arrivo, ma un momento di passaggio nella metamorfosi dell'immagine, che continua inesorabilmente a cambiare mediante lo spostamento del mouse, sostituto del pennello.

Inoltre si è potuto constatare nei vari e diversificati approcci alla malattia...che l'accostamento di una precisa base musicale, posta come sottofondo durante la realizzazione delle immagini sul monitor del PC (al momento in cui  si sovrappongono e si modificano nel loro aspetto essenziale) conducono il paziente ad un alto grado  di rilassamento, migliorando l'ansia, rallentando i conflitti  e sciogliendo le contrazioni muscolari.

A questo punto il tutto funge da vera azione terapeutica, perché -come la ciliegina sulla torta- lasciamo il passo all'aspetto più significativo, che ben si sposa con il sostegno vocale, ossia con l'utilizzo delle proprie casse di risonanza, della propria respirazione, della stessa vocalità, che facciamo affiorare con il nostro strumento interno fonatorio. E in questo senso basta soltanto la vibrazione apportata dall'humming, o canto a voce bassa, quindi senza proferire acuti o frequenze speciali.

In questo contesto proponiamo qualche esempio di trasformazione, attraverso il graffiato, che parte da una immagine fotografica.

Per il momento gli esempi sono privi di sottofondi musicali, perché individuati solo nella loro esemplarità grafica, colti tra un passaggio e l'altro. I filmati invece, che stiamo selezionando e proporremo al più presto, ripercorrono immagini in sincronia con altrettante colonne sonore o musiche strumentali su cui il paziente può lasciare scorrere la propria voce, come fosse il flusso armonico del tutto.

 

 

Cliccare all'interno di ciascuna immagine per osservare alcuni passaggi: