Fondazione Mariani: dalle origini alla Neuromusica

        

 

La Fondazione Mariani: le origini
 
 

La Fondazione Pierfranco e Luisa Mariani - con sede a Milano - da oltre trent’anni è protagonista di un unicum nel panorama della neurologia infantile italiana e internazionale.

L’impegno della Fondazione Mariani si esplica infatti nei tre settori istituzionali di assistenza, formazione e ricerca, completati dai primi anni del nostro millennio con l’area “Neuromusic”, secondo un termine coniato ad hoc e ormai adottato dalla community internazionale.

Oggi questa Fondazione rappresenta - non solo per l'Italia - un punto di notevole riferimento, ponendo anche la nostra nazione tra alte sfere della Ricerca, in quanto l'orientamento socio-culturale che la distingue ha sollecitato un grande stimolo nei ricercatori universitari del nostro paese, spinti dai propri potenziali di studio.

 

Per comprendere le origini della Fondazione Mariani, sarebbe interessante poter risalire a quelle storie che si sono incrociate, intersecandosi tra loro e spesso intrecciandosi ad anelli pronti a congiungere fatti, eventi, avvenimenti nella storia milanese dai primi del Novecento.

C'è un momento, per esempio, in cui la storia di questa istituzione si è intrecciata con quella dell’attuale Fondazione I.R.C.C.S. Istituto Neurologico Carlo Besta, che oggi nell’ambito delle Neuroscienze opera sia nella direzione di assistenza sanitaria e sia di ricerca biomedica e socio-sanitaria, nazionale e internazionale.

Il momento in cui la società comincia a porre particolare attenzione verso l’infanzia è da considerarsi un altro fatto significativo: già dal 1925 aveva avuto origine una vera battaglia orientata alla crescita demografica con la costituzione dell’Opera nazionale maternità e infanzia (ONMI), ente che portò a una serie di interventi di assistenza sociale finalizzati alla protezione di madri e bambini. Fino al sorgere dei primi Consultori Medico-Pedagogici e soprattutto dagli studi sulla neuropsichiatria infantile, che in America si erano sviluppati alla fine dell'Ottocento.

Altra cosa di fondamentale importanza, relazionabile all’origine di questa Fondazione fu l’evoluzione tecnologica del dopoguerra, che vide l’Italia tutta proiettata al riavvio, accelerata anche dalle esigenze belliche, con l’impiego di aeroplani, veicoli a motore, telefono e radio. Infatti, finita la seconda guerra, si ebbe in breve tempo una concentrazione di grandi industrie, con la diffusione di apparecchi tecnologici, generando l’incremento delle vendite e persino una vivacissima domanda di pezzi di ricambio e di servizi di assistenza. E in periodo di pace diventarono indispensabili gli impianti di riscaldamento che proliferarono per la produzione e la distribuzione di calore non solo negli ambienti abitativi, ma anche negli uffici per potenziarne il lavoro, ottimizzando il benessere individuale, oppure negli ospedali dove andavano a migliorare le condizioni di vita per gli ammalati e per chi si adoperava nella cura e nella ricerca. Le caldaie si diffusero in maniera sorprendentemente veloce, fino e oltre il periodo del miracolo economico.

Perché, nel racconto della nascita di questa Fondazione, siamo entrati nel contesto del Besta, nel nuovo approccio all’infanzia e addirittura nella costruzione delle caldaie?

Perché il caso volle che anche l’Istituto Besta, alla necessità di ricorrere ai nuovi prodotti industriali per incrementare lo sviluppo della neuroradiologia e della neurochirurgia, aggiunse quella di rifornirsi di impianti termici di riscaldamento. E gli ordini per la fornitura e l’installazione di caldaie furono in prevalenza richiesti all’Aster, un’azienda fondata nel dopoguerra, nel 1949, da Pierfranco Mariani, uomo di grande e lungimirante intuito e di altissimo spirito imprenditoriale, che aveva messo a frutto l'esperienza aziendale milanese lavorando nella ditta del padre con i fratelli Mario ed Emilio, per spingersi fino alla fabbricazione di impianti di riscaldamento e condizionamento d'aria per edifici civili e grandi complessi ospedalieri. Infatti il giovane imprenditore, quando fondò la Aster, aveva fiutato il momento giusto e mostrato una spettacolare capacità organizzativa, poi, in un tempo relativamente breve, riuscì a far rientrare l’Azienda in settori più complessi e con una macro-struttura organizzativa eccezionale.

Ma cosa successe? Ora, tra gli anelli di congiunzione, bisogna ricordare che nel periodo tra le due guerre, l’Istituto Besta, assieme al libro dei “Soci Benefattori dell’Istituto”, recante nominativi, recapiti, quote sociali, esisteva già un volume, rilegato in pelle, recante le firme autografe di Vittorio Emanuele III e della Regina Elena di Savoia e in copertina l’intestazione: “Istituto pro feriti cerebrali. Albo dei visitatori”. Tra le dame visitatrici del 1951 si legge nell’archivio interno all’Albo dei Visitatori del Besta anche il nome di quella donna che aveva sposato Pierfranco Mariani: Luisa Toffoloni. Questa donna a seguito di una gravidanza non andata a buon fine, non avendo avuto altri figli, pervasa da una sensibilità germogliata da un dolore silente, cominciò a frequentare, in qualità di dama visitatrice, i piccoli malati del “reparto dei bambini” del Besta. Una frequenza, prodiga di beneficenza, che divenne assidua. Anche nel dopoguerra l’Istituto mantenne quella tradizione, rilucidando a nuovo anche l’“Albo dei visitatori”, una necessità per i finanziamenti di nuovi progetti.

Nel 1984, alla morte del marito, la signora Luisa Toffoloni Mariani, che dagli anni Cinquanta aveva continuato con solerzia a frequentare il reparto dei bambini del Besta - sempre nella veste di dama visitatrice- , si ritrovò quale unica erede dell’azienda e dell’ingente capitale, maturato negli anni d’oro dell’exploit dell’industria in un settore di enorme e immediata espansione… perché la Aster aveva continuato a crescere anche dopo la morte del suo fondatore, diventando un’azienda di grande successo internazionale, battendo e superando la concorrenza di colossi dell’imprenditoria sui mercati di tutto il mondo.

L’ormai anziana Luisa Mariani per consiglio e aiuto nel concretizzare e difendere il futuro del suo lascito patrimoniale si rivolse a Renato Boeri, fidato interlocutore per la destinazione della sua precedente beneficenza, primario dell'Istituto neurologico Carlo Besta dal 1968 e membro del Consiglio di amministrazione come rappresentante del Ministero per la ricerca scientifica e tecnologica. Con gli avvocati a confronto si decise di istituire una Fondazione mentre la signora era ancora in vita. Qualcosa di ben congegnato e ricco di pertinenti e inequivocabili clausole, per far sì che fossero anche rispettati i desideri del defunto marito, che aveva avuto sempre l’intento di incrementare il proprio patrimonio a fini sociali e per il bene di Milano. Bisognava mettere in atto un’organizzazione che, non avendo scopi di lucro e non essendo destinata alla realizzazione di profitti, potesse comunque reinvestire gli utili interamente per scopi fondativi. Ma ciò avrebbe comportato la necessità di porre qualcuno in grado di gestire una fondazione come questa e auspicabilmente di gestirla seguendo le linee che avevano guidato il marito. 

 

La grande ascesa verso la Neuromusica

Si creò così una Fondazione cui affidare tutti i beni, comprese le azioni della Finaster e delle imprese controllate.

Bisognava – seguendo un percorso analogo ai metodi di sviluppo di chi aveva avviato il primo capitale e con la stessa illuminata sensibilità economica – individuare un preciso stile societario, sostenuto dall’impegno personale dei responsabili nel contribuire ad ogni scelta strategica, ma soprattutto ai fini di un preciso e chiaro potenziamento nella ricerca scientifica, nella diagnosi e nella cura del bambino.

Sin dalla sua costituzione è emersa limpida la figura dell’avvocato Antonio Lodovico Magnocavallo, che divenne consigliere a vita della Fondazione, poi suo storico Presidente e dal 2010 Vice Presidente vicario quando contemporaneamente fu eletto membro rappresentante della Fondazione Mariani nel Consiglio di Amministrazione proprio della Fondazione Besta.

L’avvocato Magnocavallo, spento a Milano il 26 gennaio del 2019 all'età di 81 anni, attenendosi ai principi ferrei organizzativi che sono stati sempre alla base del meritato successo, aveva visto crescere sotto i suoi occhi la Fondazione, vivendo questa impresa in prima persona ormai da lunghi anni, “quasi come una sua creazione”.

Nato e cresciuto in una famiglia con la grande passione per la musica classica, specialmente cameristica, ha cominciato a frequentare - sin da bambino - i concerti della Società del Quartetto di Milano, e poi quelli della Scala e di altri enti musicali, di cui sarebbe diventato Presidente o Consigliere di Amministrazione. Particolare dedizione  però mostrò proprio per quella Società del Quartetto, nata nel lontano 1864 per la diffusione della musica e l'organizzazione di concerti nella vecchia Milano.  Da quella Società - di cui divenne Presidente nel 2006 - ripescava la familiarità della giovinezza, e per la stessa aveva lottato con risolutezza per riconquistare ed estendere l'apertura dei concerti a tutto il pubblico e non più all'esclusivo pubblico dei soli Associati.

In un’intervista televisiva di qualche anno fa, egli stesso raccontava come la Fondazione Mariani rappresentasse “uno splendido esempio di qualcosa che è nella lontana tradizione milanese, dalle attività sociali assistenziali e di ricerca… comunque sempre a fare il bene per la città e non solo …” e come quel patrimonio sia stato negli anni opportunamente gestito, aumentato e impiegato come voluto dalla fondatrice.

Il 18 giugno del 1984 fu firmato un primo atto costitutivo per la Fondazione – interamente privata - intestata inizialmente al solo Pierfranco Mariani secondo i desideri della signora Luisa, che la dotò già di una consistente parte del suo patrimonio personale. La Fondazione, con sede a Milano ma a statuto nazionale, legalmente riconosciuta e ben lontana da qualsiasi scopo di lucro, veniva esclusivamente dedicata alla neurologia infantile.

La Fondazione Mariani avrebbe sostenuto in primo luogo le attività di assistenza, dirette ad alleviare i disagi procurati al bambino e alla sua famiglia dalla malattia o dalla disabilità neurologica e a supportare i centri clinici che si sarebbero occupati di problemi neurologici dell’infanzia. 

Alla scomparsa della fondatrice, che nel frattempo aveva perfezionato l’intero lascito ereditario, il nome di Luisa venne affiancato a quello del marito nella denominazione definitiva della Fondazione, in segno di gratitudine.

La Fondazione appena emersa, a metà degli anni Ottanta, non perse tempo e, tra il 1985 e il 1986 iniziò a istituire corsi di specializzazione, seminari e convegni nazionali e internazionali, tutti inerenti alla neurologia infantile.

La stretta relazione tra Medicina e Musica ancora una volta confluisce in una figura emblematica: Maria Majno, già legata al progetto del “Sistema delle Orchestre e dei Cori Giovanili e infantili in Italia”. E non è affatto un caso che abbia avuto una lunga collaborazione con “I Concerti del Quartetto”, e quindi con la stessa Società del Quartetto di Milano (www.quartettomilano.it) della quale è anche Vicepresidente. Dal 1987, nei ruoli di responsabile della programmazione, Consigliere Delegato e Vicepresidente della Fondazione Mariani per la neurologia infantile, ha sviluppato in particolare l’area delle relazioni tra le neuroscienze e la musica in ambito cognitivo, comprendenti la serie di congressi “The Neurosciences and Music” e le relative pubblicazioni al fianco di istituzioni scientifiche di primo piano.

[tratto da uno studio storico-culturale di Mirella de Fonzo]