La storia: origine del Neurocanto

Le neuroscienze

Nel corso dell’ultimo cinquantennio le neuroscienze hanno rappresentato l'interdisciplinarietà, ovvero l’abbattimento delle barriere tra le diverse discipline poste a studiare il sistema nervoso. Ciò che era stato esaminato isolatamente cominciava a relazionarsi con altro. Si univano le risorse e gli sforzi di certi sistemi chiusi che andavano dalla matematica alla biologia, alla chimica, alla fisica, e poi dall’ingegneria all’informatica, alle nanotecnologie, ecc…
Così gli studi neurologici e psichiatrici si aprirono alle valutazioni di altri scienziati, per spiegare il comportamento dell’uomo rapportato all’attività del cervello, comprendendo che studi di discipline diverse potessero essere pilotati in parallelo, allorché scaturiti da presupposti e domande affini.  L’incamminarsi verso queste nuove direttive ha dato alla luce le neuroscienze.
“Come può il cervello dirigere i suoi milioni di singole cellule nervose per produrre un comportamento, e come queste stesse cellule possono essere influenzate dall'ambiente?" Queste, due delle domande rappresentative dell’ultima frontiera della scienza della mente, come la sua ultima sfida, che è stata quella di addentrarsi all’interno delle basi biologiche della coscienza, e dei processi mentali attraverso cui noi percepiamo, agiamo, impariamo e ricordiamo.
Il percorso delle neuroscienze è stato così sostenuto dalla sinergia di differenti conoscenze scientifiche, quasi fossero discipline simbiotiche indirizzate al confronto e pronte a spiegare ogni vicenda neurologica del nostro organismo.

Neuroscienze e musica: neuromusica

    Qualche decennio fa una parte dell’interesse delle neuroscienze ha preso la direzione di una particolare ricerca sulla musica, sollecitata dal fatto che negli ultimi vent’anni del Novecento la musicoterapia aveva cominciato a dar esiti quanto mai sorprendenti e con risultati sempre più crescenti di benessere per l’uomo, per inseguire strade ambiziose, percorsi inimmaginabili per la scienza.
Tra ricercatori, medici e scienziati si affacciarono, meno timidamente, quelli che non avevano seppellito completamente le giovanili passioni musicali, e che - incuriositi da insospettabili benefici -, spalancarono altre porte alla ricerca.
In realtà alcune scoperte affiorarono quasi per caso, o meglio in occasione - per esempio - delle indagini sull'ictus, proprio quelle che  lasciarono ulteriori spaccature al flusso della ricerca, da cui, fulminee, sfrecciarono altre, del tutto singolari, sui rapporti che il cervello intrattiene con la musica.   

L’aiuto delle neuroscienze, l'incremento della sperimentazione con i nuovi sofisticati metodi di neuroimaging, forniranno strumenti validi per tutte le ricerche che avrebbero sortito evidenze inaspettate. Si stavano aprendo orizzonti affascinanti, ma questa volta sostenuti del tutto dal rigore della Scienza.
Così all'affacciarsi del Duemila neuroscienze e musica annunciavano un matrimonio indissolubile, determinando la nascita della Neuromusica, che a tutt'oggi garantisce un importante arricchimento in direzione di questi singolari studi. 

 

Neuroscienze e canto: neurocanto

Quasi in parallelo a queste sorprendenti evidenze, molto spontaneamente cominciano a pullulare altrettante ricerche sul versante del canto. Forse perché è un ramo della musica stessa? O è più probabile che sia il fondamento originario, radice, della musica stessa? Certamente il canto è musica, musica vocale, musica scaturita dal proprio corpo, dai propri strumenti innati. Uscendo per un momento da ogni diatriba in merito, è, non ovvio, ma visibile che cantando diamo impulso ad una quantità di vibrazioni neuro fisiologiche, che amplificano l’energia scaturita e la trattengono, e, modificandola, la  diffondono con quella stupefacente cassa di risonanza che è l'intero corpo.