Gruppo Promotore Interdisciplinare

 
 
 
L’AREA DELLE PROFESSIONI SOCIOSANITARIE
 
Formazione legislativa: legge 3 del 2018.
 
domenica 14 aprile 2019 ROLANDO P MANCINI ci scrive 
 
                                  

E' nato il Gruppo Promotore Interdisciplinare, finalizzato allo sviluppo delle collaborazioni

interdisciplinari tra le discipline di ricerca che sviluppano le loro attività nell'area mista, artistica e

scientifica, e non solo, ed alla attuazione della strada istituzionale di prospettiva per il miglioramento

delle condizioni di agibilità delle nuove figure professionali correlate (costituita dall'art. 5 della Legge 3

dell'11 gennaio 2018 relativamente alla candidatura di nuove professioni).

Attuale portavoce Rolando P. Mancini del Cum Sanità.

Art. 5 

Istituzione dell'area delle professioni sociosanitarie

1. Al fine di rafforzare la tutela della salute, intesa come stato di benessere fisico, psichico e sociale, in applicazione dell'articolo 6
dell'intesa sancita il 10 luglio 2014, ai sensi dell'articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, tra il Governo, le regioni e
le Province autonome di Trento e di Bolzano, sul nuovo Patto per la salute per gli anni 2014-2016, e' istituita l'area delle professioni
sociosanitarie, secondo quanto previsto dall'articolo 3-octies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.502.
2. In attuazione delle disposizioni del comma 1, mediante uno o più accordi, sanciti in sede di Conferenza permanente per i rapporti
tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto
1997, n. 281, e recepiti con decreti del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sono individuati
nuovi profili professionali sociosanitari.
L'individuazione di tali profili, il cui esercizio deve essere riconosciuto in tutto il
territorio nazionale, avviene in considerazione dei fabbisogni connessi agli obiettivi di salute previsti nel Patto per la salute e
nei Piani sanitari e sociosanitari regionali, che non trovino rispondenza in professioni già riconosciute.
3. Gli accordi di cui al comma 2 individuano l'ambito di attività dei profili professionali sociosanitari definendone le funzioni
caratterizzanti ed evitando parcellizzazioni e sovrapposizioni con le professioni già riconosciute o con le specializzazioni delle stesse.
4. Con successivo accordo sancito in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di
Trento e di Bolzano sono stabiliti i criteri per il riconoscimento dei titoli equipollenti ai fini dell'esercizio dei profili
professionali di cui ai commi precedenti. Con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il
Ministro della salute, sentite le competenti commissioni parlamentari e acquisito il parere del Consiglio universitario nazionale e del
Consiglio superiore di sanità, e' definito l'ordinamento didattico della formazione per i profili professionali sociosanitari.
5. Sono compresi nell'area professionale di cui al presente articolo i preesistenti profili professionali di operatore
socio-sanitario, assistente sociale, sociologo ed educatore professionale. Resta fermo che i predetti profili professionali
afferiscono agli Ordini di rispettiva appartenenza, ove previsti.

Note all'art. 5:
- L'Intesa tra Governo regioni e Provincie autonome di Trento e Bolzano sancita il 10 luglio 2014, concerne il
nuovo Patto per la salute per gli anni 2014-2016.
- Si riporta il testo dell'art. 6 della citata Intesa tra Governo regioni e Provincie autonome di Trento e
Bolzano sancita il 10 luglio 2014: «Art. 6.
1. Le attività indicate al presente articolo sono effettuate nei limiti delle risorse previste a legislazione
vigente per gli ambiti di intervento individuati nei successivi commi.
2. Le regioni disciplinano i principi e gli strumenti per l'integrazione dei servizi e delle attività sanitarie,
sociosanitarie e sociali, particolarmente per le aree della non autosufficienza, della disabilita', della salute
mentale adulta e dell'eta' evolutiva, dell'assistenza ai minori e delle dipendenze e forniscono indicazioni alle ASL
ed agli altri enti del sistema sanitario regionale per l'erogazione congiunta degli interventi, nei limiti delle
risorse programmate per il SSN e per il Sistema dei servizi sociali per le rispettive competenze.
3. L'accesso alla rete integrata dei servizi sociosanitari avviene tramite un "punto unico" che
indirizza il cittadino al percorso sociosanitario e socio-assistenziale adeguato alle sue condizioni
e necessita'.
4. Per l'individuazione del setting di erogazione delle prestazioni sociosanitarie (domiciliare, territoriale
ambulatoriale, semi residenziale o residenziale) e l'ammissione ad un livello appropriato di intensità
assistenziale si fa ricorso alla valutazione multidimensionale effettuata con uno strumento valutativo
del quale sia stata verificata la corrispondenza con gli strumenti già concordati dalle regioni con il Ministero
della salute.
5. La valutazione multidimensionale accerta la presenza delle condizioni cliniche e delle risorse ambientali,
familiari e sociali, incluse quelle rese disponibili dal Sistema dei servizi sociali, che possano consentire la
permanenza al domicilio della persona non autosufficiente.
6. Il Piano delle prestazioni personalizzato, formulato dall'equipe responsabile della presa in carico
dell'assistito, individua gli interventi sanitari, sociosanitari e sociali che i servizi sanitari territoriali
e i servizi sociali si impegnano a garantire, anche in modo integrato, secondo quanto previsto per le rispettive
competenze dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 novembre 2001 e successive modifiche e
integrazioni.
7. Al fine di promuovere una più adeguata distribuzione delle prestazioni assistenziali domiciliari e residenziali
rivolte ai malati cronici non autosufficienti, a conferma ed integrazione di quanto già stabilito dal Patto per la salute
2010-2012, si conviene che le regioni e le Province autonome, ciascuna in relazione ai propri bisogni territoriali
rilevati, adottano ovvero aggiornano i progetti di attuazione dei commi precedenti, dando evidenza:
del fabbisogno di posti letto, espresso in funzione della popolazione da assistere presso le strutture
residenziali e semi residenziali destinate ai malati cronici non autosufficienti, ai disabili, alle persone con disturbi
psichiatrici, ai minori e alle persone con dipendenze articolato per intensità assistenziale e per durata e con
evidenza di proporzione tra assistiti in regime residenziale e in regime domiciliare;
del fabbisogno, espresso in funzione della popolazione da assistere, e l'organizzazione delle cure
domiciliari sanitarie e socio-sanitarie articolate per intensità, complessità e durata dell'assistenza;
delle modalità di integrazione nelle UVMD di tutte le professionalità, anche al fine di garantire una
gestione integrata delle risorse impiegate nel progetto assistenziale.
8. Le regioni si impegnano ad armonizzare i servizi socio sanitari, individuando standard minimi qualificanti
di erogazione delle prestazioni socio-sanitarie che saranno definite anche in relazione al numero e alla tipologia del
personale impiegato.».
- Si riporta il testo dell'art. 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, recante «Disposizioni per
l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3»:
«Art. 8. - (Omissis).
6. Il Governo può promuovere la stipula di intese in sede di Conferenza Stato-regioni o di Conferenza unificata,
dirette a favorire l'armonizzazione delle rispettive legislazioni o il raggiungimento di posizioni unitarie o il
conseguimento di obiettivi comuni; in tale caso e' esclusa l'applicazione dei commi 3 e 4 dell'art. 3 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281. Nelle materie di cui all'art. 117, terzo e quarto comma, della Costituzione non
possono essere adottati gli atti di indirizzo e di coordinamento di cui all'art. 8 della legge 15 marzo 1997,
n. 59, e all'art. 4 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112.».
- Si riporta il testo dell'art. 3-octies del citato decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, di cui in
note all'art. 1:
«Art. 3-octies (Area delle professioni sociosanitarie).
- 1. Con decreto del Ministro della sanità, di concerto con il Ministro per la solidarietà sociale e con il
Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, sentito il Consiglio superiore di sanità e la
Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, entro novanta
giorni dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo 19 giugno 1999, n.229, è disciplinata l'istituzione
all'interno del Servizio sanitario nazionale, dell'area sociosanitaria a elevata integrazione sanitaria, sono individuate
le relative discipline della dirigenza sanitaria.
2. Con decreto del Ministro della sanità, di concerto con il Ministro per la solidarietà sociale, sentito il
Ministro per l'università e la ricerca scientifica e tecnologica e acquisito il parere del Consiglio Superiore
di Sanità, sono integrate le tabelle dei servizi e delle specializzazioni equipollenti previste per l'accesso alla
dirigenza sanitaria del Servizio sanitario nazionale, in relazione all'istituzione dell'area sociosanitaria a
elevata integrazione sanitaria.
3. Con decreto del Ministro della sanità, di concerto con il Ministro per la solidarietà sociale, sono
individuati, sulla base di parametri e criteri generali definiti dalla Conferenza unificata di cui all'art. 8 del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, i profili professionali dell'area sociosanitaria a elevata
integrazione sanitaria.
4. Le figure professionali di livello non dirigenziale operanti nell'area sociosanitaria a elevata integrazione
sanitaria, da formare con corsi di diploma universitario, sono individuate con regolamento del Ministro della
sanità, di concerto con i Ministri dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica e per la
solidarietà sociale, ai sensi dell'art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400; i relativi ordinamenti
didattici sono definiti dagli atenei, ai sensi dell'art. 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127, sulla
base di criteri generali determinati con decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e
tecnologica, emanato di concerto con gli altri Ministri interessati, tenendo conto dell'esigenza di una formazione
interdisciplinare, adeguata alle competenze delineate nei profili professionali e attuata con la collaborazione di
più facoltà universitarie.
5. Le figure professionali operanti nell'area sociosanitaria a elevata integrazione sanitaria, da formare
in corsi a cura delle regioni, sono individuate con regolamento del Ministro della sanità di concerto con il
Ministro per la solidarietà sociale, sentita la Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le
Province autonome di Trento e Bolzano, ai sensi dell'art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400; con lo
stesso decreto sono definiti i relativi ordinamenti didattici.».
- Si riporta il testo dell'art. 4, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, recante «Definizione ed
ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province
autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni,
delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali»:
«Art. 4 (Accordi tra Governo, regioni e Province autonome di Trento e Bolzano). - 1. Governo, regioni e
Province autonome di Trento e di Bolzano, in attuazione del principio di leale collaborazione e nel perseguimento di
obiettivi di funzionalità, economicità ed efficacia dell'azione amministrativa, possono concludere in sede di
Conferenza Stato-regioni accordi, al fine di coordinare l'esercizio delle rispettive competenze e svolgere
attività di interesse comune.
2. Gli accordi si perfezionano con l'espressione dell'assenso del Governo e dei presidenti delle regioni e
delle Province autonome di Trento e di Bolzano.».

Carissima Mirella De Fonzo,

con la presente Le facciamo richiesta di averla accanto come testimonial del percorso del GPI (Gruppo Promotore Interdisciplinare), sorto per dare consistenza alla prospettiva di riconoscimento istituzionale delle nuove professioni sociosanitarie, in particolare di quelle che operano nel campo delle terapie psicocorpore e ad indirizzo artistico.

Ormai è da più di un anno, dal 3 gennaio 2018 , che il Parlamento ha affidato all'esecutivo l'articolo 5 della legge c.d. DDL Lorenzin, articolo che prevede la possibilità della candidatura delle nostre professioni, ma ad oggi le autorità competenti non sono riuscite ad applicare una Legge dello Stato, con la conseguenza che l'Area delle Professioni Sociosanitarie permane in costante stand by.

Riteniamo importante avere accanto, nel nostro percorso di coinvolgimento degli operatori, un gruppo di personalità autorevoli che hanno dato molto alla ricerca in questo settore sul piano epistemologico, teorico ed operativo. 

Corre l'obbligo di comunicarle che il GPI, come promotore, intende diffondere alle varie categorie interessate la proposta unitaria collocandosi in un alto livello di elaborazione, esposizione e controllo  delle normative richieste, e per questo ha bisogno di creare un circuito virtuoso di conoscenze e di contatti; centrale in questo percorso è senz'altro il confronto solidale e nazionale di scambio delle esperienze di ricerca condivise. Il GPI non ha risorse economiche da condividere ma esprime i sentimenti di diffuse  risorse di passione ed entusiasmo, quelle di numerosi operatori stupendi che spesso hanno difficoltà ad esercitare ricerca applicata ed ad essere inseriti adeguatamente nel servizio sanitario nazionale.

Auspicando una risposta positiva Le comunichiamo che il Prof. Bressan, già contattato, ci onorerà del suo sostegno. 

I migliori saluti dal GPI:

Rolando P. Mancini, musicoterapista, portatavoce GPI  

Mila Sanna, psicologa e psicoterapeuta, vicepresidente CAT

Simonetta Ottone, danzamovimentoterapeuta, presidente APID 

 

RICHIESTA DI ATTIVAZIONE DELL'AREA DELLE PROFESSIONI SOCIOSANITARIE, LEGGE 3/2018 , ART.5 .

Da più di un ventennio anche nel nostro paese si sono sviluppate attività di ricerca applicata nell'ambito educativo, riabilitativo e terapeutico, ( ad esempio ad indirizzo artistico e non solo ), attività che già operano nel sistema sanitario e per le quali e' applicabile  l'art. 5 della legge 11 gennaio 2018, n. 3  ancora non applicato, “ Delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali nonchè disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero della salute .“, normativa che istituisce un canale di candidatura per le nuove professioni del settore.
La collocazione di queste discipline nel settore sociosanitario risponde alla sempre più diffusa e radicata visione del benessere e della salute come doveri sociali, sia della collettività nei confronti del singolo sia del singolo verso la collettività.
A fronte di un ritardo nel percorso attuativo della norma per la candidatura sociosanitaria di tali attività riguardante molti operatori , il Gruppo Promotore Interdisciplinare sollecita  “ l'applicazione dell'art. 5 della legge 3 dell'11 gennaio 2018 riguardante l'attivazione dell'area sociosanitaria con specificazione delle modalità di candidatura per le nuove professioni ”.

Roma li , 19-1-2019

per il GRUPPO PROMOTORE INTERDISCIPLINARE
Dott.ssa Mila Sanna , Psicologa e Psicoterapeuta
Danzaterapeuta Simonetta Ottone
Musicoterapista Rolando Proietti Mancini

 

https://articolocinque.blogspot.com/

 

martedì 24 aprile 2019 ROLANDO P MANCINI ci scrive:

PER I MUSICOTERAPISTI il ruolo di responsabile del rapporto con i soci Cum e' stato affidato a Paolo Nuzzi (3280997872) Il ruolo di segretario è gestito da Asmara Sasso (3343020517).

 

TERAPIE PSICOCORPOREE DI RICERCA AD INDIRIZZO ARTISTICO

PROPOSTA DI UNITA' INCLUSIVA PER TUTTE LE PROFESSIONI BASATE SULLE TERAPIE PSICOCORPOREE AD INDIRIZZO ARTISTICO , BASATA SU UN UNICO PUNTO :_ L'APPLICAZIONE DELL'ART. 5 DELLA LEGGE 3 DEL 2018 , IN PARTICOLARE PER L'ASPETTO RIGUARDANTE LE NUOVE PROFESSIONI SOCIOSANITARIE.

IL COORDINAMENTO UNITARIO E' PER TUTTI E PRESCINDE DALLE SCELTE DI PERCORSO PRECEDENTI DEI COLLEGHI CHE IN QUESTI ANNI SI SONO GIUSTAMENTE ATTIVATI IN VARIE FORME PER MIGLIORARE LE CONDIZIONI DELLE PROFESSIONI ATTRAVERSO L'UTILIZZO DI TUTTI GLI SPIRAGLI POSSIBILI DI INSERIMENTO LEGISLATIVO.
PROPONIAMO COSI' LA COSTRUZIONE DI UN FRONTE , IN FUTURO APERTO A TUTTE LE PROFESSIONI INTERESSATE ALL'APPLICAZIONE DELL'ARTICOLO.
LO STATO APPLICHI LA LEGGE.

Per info ulteriori:- articolocinque.blogspot.com

FIRMA E DIFFONDI LA PETIZIONE

https://www.change.org/p/ministro-salute-giulia-grillo-atti…

il GPI , gruppo promotore interdisciplinare

Rolando P. Mancini, portatavoce GPI , presidente CUM-SANITA'  

 

 

Maggio 2019: A Firenze incontro con Calabria e musicoterapia

 

 

Una ricerca sugli effetti della musicoterapia, avviata ad ottobre 2017 nel Centro di Salute Mentale di Decollatura, è stata presentata in occasione del convegno nazionale tenutosi il 25 maggio 2019 a Firenze sul tema “L’antico/nuovo territorio della musicoterapia – Applicazioni pratiche, riflessioni sonore ed aspetti legislativi”.

Il lavoro “Sentire, riconoscere, condividere: Musicoterapia per la Psicoeducazione delle Emozioni – Resoconto della Ricerca condotta dal CSM di LameziaTerme – ASP di Catanzaro” è stato illustrato dalla dott.ssa Francesca Rubbettino, musicista, musicoterapista, socia del Consiglio Unitario Musicoterapisti Italiani per la Professione Socio-Sanitaria (CUM-Sanità), Catanzaro, suscitando grande interesse.  Il protocollo di ricerca ha visto coinvolti un gruppo di pazienti adulti del CSM di Decollatura seguiti dai dottori Antonio Lucchino (responsabile del servizio) e Pietro Scardamaglia, coadiuvati dalla musicoterapista F. Rubbettino, dal tecnico della riabilitazione Giuseppina Pastore e dalla psicologa Ilaria Zaffina. Si è trattato di un riuscito esperimento di collaborazione tra l’ASP e l’associazione MUSICAmi, a testimonianza della necessità oggi sempre più sentita di attingere alle risorse presenti sul  territorio per migliorare e potenziare i servizi erogati. Importante il contributo della dottoressa Rosina Manfredi, direttrice del CSM di Lamezia, che ha creduto nel progetto e lo ha approvato.

 

La musicoterapia, come affermato dalla dott.ssa Francesca Rubbettino, “è un approccio terapeutico centrato su un processo interpersonale nel quale il suono e la musica vengono impiegati in tutti i loro aspetti (percettivi, motori, emotivi, mentali, sociali ed estetici) per rispondere al disagio e alla sofferenza collegati a patologie fisiche e/o psichiche, per facilitare l’ascolto, la comunicazione e per valorizzare le abilità e lo stile espressivo di ogni individuo agendo sulla globalità della sua condizione. Nel processo terapeutico la musica ha il potere di attivare relazioni: tra le nostre parti interne, tra paziente e terapeuta, tra noi, gli altri e il mondo esterno, tra noi e la musica stessa. Tutti questi sono elementi dinamici utilizzati e finalizzati al perseguimento di obiettivi riabilitativo-terapeutici. La musicoterapia viene applicata in vari contesti con persone di tutte le età; si può svolgere in sedute sia individuali che di gruppo. I pazienti non devono possedere una competenza musicale specifica; la mediazione non verbale che offre la musica facilita la partecipazione alle esperienze sia di ascolto sia di espressione anche a persone con gravi disabilità, disturbi psichici e/o comportamentali. La ricerca presentata, valutate le caratteristiche dei pazienti inseriti nel gruppo di ricerca, è consistita nel proporre un laboratorio di musicoterapia di gruppo, 11 maschi e 2 femmine, articolato in 5 incontri di 1 ora e 30 minuti ciascuno a cadenza settimanale, nel corso dei quali si è lavorato sulle emozioni fondamentali: rabbia, paura, tristezza, gioia, disgusto.

Le sedute sono state articolate in rilassamento guidato; ascolto della traccia sonora; riflessioni verbali su quanto emerso durante l’ascolto ed associazione ad una emozione; rielaborazione dell’ascolto attraverso una improvvisazione strumentale di gruppo; verbalizzazione conclusiva. Le tracce sonore, selezionate per stimolare nei pazienti l’emergere di sensazioni, ricordi, situazioni collegate alle singole emozioni, si caratterizzavano per struttura ritmica e melodica facilmente intellegibili. Il titolo delle tracce sonore se non emergente in maniera spontanea tra i pazienti nel corso dell’ascolto, veniva comunicato alla fine. Il processo associativo tra traccia sonora ed emozione è stato facilitato attraverso l’utilizzo delle emoticons (faccine). Le improvvisazioni di gruppo avvenivano dando come indicazione la rielaborazione della emozione appena affrontata, utilizzando lo strumentario Orff (piccoli strumenti a percussione, tamburi, bongos). Ciascun paziente è stato libero di scegliere lo strumento che preferiva. La durata della improvvisazione è stata determinata dalle dinamiche di gruppo emergenti in ciascuna seduta. Alcune improvvisazioni sono state molto brevi, ad esempio l’improvvisazione relativa al disgusto, avendo espresso i pazienti un vero e proprio fastidio fisico nell’ascoltare la traccia proposta, altre piuttosto lunghe, ad esempio quella relativa alla rabbia, che ha assunto subito la funzione di scarica catartica di tensioni fisiche e mentali. I test somministrati dopo il ciclo di sedute di musicoterapia, hanno evidenziato un miglioramento nella capacità di autovalutare il proprio stato d’animo unitamente ad una diminuzione della alessitimia (difficoltà di identificare e descrivere i propri sentimenti). L’utilizzo della musicoterapia nella psicoeducazione alle emozioni e nel controllo della alessitimia si è dimostrato essere uno strumento efficace e senz’altro utilizzabile all’interno dei protocolli riabilitativi standard applicati ai pazienti psichiatrici cronici”.

 

Tratto da:  https://calabria7.it/asp-catanzaro-presentata-a-firenze-ricerca-su-effetti-musicoterapia/